L’inizio di un nuovo mondo
Il 2026 si apre come un anno di svolta. Intelligenza artificiale, energia, industria e modelli di consumo non camminano più separati, ma si muovono insieme.
La trasformazione non è più digitale o fisica: è sistemica.
Fisicità intelligente e rivoluzione robotica
La tecnologia non vive più solo sugli schermi, ma prende forma in robot e sistemi autonomi che affiancano l’uomo. Industria, sanità ed edilizia vengono ripensate in chiave di collaborazione uomo-macchina.
Energia e silicio
Il 2025 ha segnato un sorpasso storico: il solare supera il carbone. Parallelamente, cresce la corsa al silicio proprietario, nuova risorsa strategica, mentre l’offerta globale di petrolio aumenta più veloce della domanda, stabilizzando i mercati.
L’energia del futuro ridisegna il potere globale.
Second Hand Economy
Il possesso cede il passo al riuso. Vestiti e oggetti usati non sono più una necessità, ma una scelta etica ed estetica. La cultura digitale insegna a vivere senza possedere, in un mondo di abbonamenti e servizi condivisi.
La sostenibilità diventa lifestyle, non obbligo.
Sfide sistemiche e resilienza
Non tutto è luce. Bolle finanziarie, startup che non generano valore e industrie in difficoltà impongono una selezione naturale. Chi saprà integrare AI e distretti produttivi trasformerà l’industria tradizionale in ecosistemi digitali avanzati.
Un mondo imprevedibile
Politica e convivenza internazionale si deregolamentano.
Il 2026 è l’anno della negazione: UNpredictable, UNorthodox, UNreliable, UNcontrollable. Flessibilità e interdipendenza globale diventano essenziali.
Mark Carney a Davos:
«L’ordine mondiale è finito. Costruire muri o fortezze non serve: serve creare nuove coalizioni forti fra Paesi che condividono visioni, valori e interessi».
Convergere per creare
Il 2026 non è un anno di transizione, ma di rottura. Innovazione, sostenibilità e organizzazione industriale si incontrano. Servono visione, competenze e capacità di integrazione per trasformare le sfide in valore concreto.
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